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giovedì 9 giugno 2011

4 SI' "per quelli che passeranno"


Dicono che il tempo cambi le cose,
ma in realtà le puoi cambiare solamente tu.

(Andy Warhol)


martedì 6 luglio 2010

Il sangue di Reggio....

Alcune iniziative a Reggio Emilia e dintorni in occasione dell'anniversario dei martiri del 7 luglio 1960 :

Reggio Emilia - Mercoledì 7 luglio 2010 dalle ore 9 alle 13,30 al Teatro Ariosto il convegno Lavoro, libertà, democrazia nel cinquantesimo anniversario del 7 Luglio 1960, con la proiezione del dvd (prima visione originale) I giovani e la democrazia. A 50 anni dal 7 Luglio 1960 realizzato dal regista Nico Guidetti,in collaborazione con Paolo Nori, a cura della Camera del Lavoro di Reggio Emilia.
Aprirà i lavori Mirto Bassoli, segretario generale della Camera del Lavoro di Reggio Emilia e dopo i saluti di Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna, interverranno Alfredo Reichin, direzione nazionale del Partito democratico, Aldo Tortorella, direttore di “Critica marxista”, Marco Revelli, storico dell’Università del Piemonte orientale, Paolo Nori, scrittore, già autore del libro “Noi la farem vendetta”, Tiziano Rinaldini, Cgil Emilia Romagna. Conclude Carla Cantone, segretaria nazionale Spi Cgil.

Reggio Emilia - Ore 17 manifestazione per ricordare i morti di Reggio Emilia con la deposizione della corona ai caduti al Cimitero monumentale, quindi l’omaggio alle 5 Pietre di inciampo poste sulla piazza Martiri del 7 Luglio.
Alle 17.30, al parco del Popolo gli interventi di Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, Sonia Masini, presidente della Provincia, Armando Cossutta per la Segreteria nazionale Anpi, Silvano Franchi per i parenti dei caduti del 7 Luglio 1960. Conclude Moni Ovadia, attore, musicista e scrittore. A seguire un intervento musicale conclusivo, a cura di Fausto Amodei.

Reggio Emilia - Ore 21 sul Palco Ost di piazza Prampolini andrà in scena lo spettacolo Nervi dei nostri nervi - Immagini, suoni, voci per il 7 Luglio con Paolo Nori, Gruppo Padano di Piadena, Fausto Amodei, Giardini Di Miro’, Banda di quartiere, Roberto Abbiati, Alessandro Nidi, Maurizio Maggiani. Lo spettacolo è a cura di Arci Reggio Emilia, in collaborazione con I Teatri e con il Comitato per Il 50° anniversario del 7 Luglio 1960. Immagini video a cura di Nico Guidetti. Il racconto di Paolo Nori sui fatti del 7 luglio verrà segnalato in piazza con una installazione a cura di Le Maus.

Scandiano (RE) - Ore 20,30 palazzina Lodesani via Fogliani 7
L'ANPI di Scandiano in collaborazione col circolo culturale Enrico Zambonini di Villa Minozzo R.E;
"Vita e lotte dell'anarchico emiliano fucilato dalla Repubblica di Salò".
G.Galzerano editore 2009.
Presenterà il libro il Dott. Benedetto Valdesalici, coordina Rinaldi Marcello dell'ANPI di Scandiano.
Da Enrico Zambonini a......il distaccameto Zambonini ,della 145° brigata Garibaldi




domenica 25 aprile 2010

sabato 17 aprile 2010

Aspettando il 25 aprile... Qualche promemoria... Seconda parte

Seconda parte dell'avvicinamento al 25 aprile..... Hasta siempre


1944 – Marzo – Eccidio di Cervarolo (Villa Minozzo RE)


In seguito alle gravi perdite subite nel corso della battaglia a Cerrè Sologno del giorno 15 marzo 1944, i nazifascisti iniziarono un vasto rastrellamento, con l’intento di distruggere le formazioni partigiane. Il mattino del successivo giorno 20, infatti, Civago e Cervarolo furono investite dalle soldataglie tedesche e fasciste. Sulla mulattiera per Civago i paracadutisti della Goering uccisero un giovane ragazzo e ferirono gravemente un vecchio, giunti in paese uccisero altre due persone; poi si diedero al saccheggio, bruciando una ventina di case e danneggiandone trenta.

La milizia fascista faceva la guardia fuori dall’abitato affinché i tedeschi potessero compiere indisturbati i loro delitti. Carichi di bottino , i tedeschi tornarono poi sui loro passi, per unirsi agli altri paracadutisti che intanto stavano saccheggiando Cervarolo, sempre con la complicità dei militi fascisti. Ammassarono nel recinto di un’aia del paese, sorvegliandoli con le armi puntate, tutti gli uomini che poterono catturare. Due ne uccisero in mattinata, padre e figlio, nella loro abitazione.

Si recarono anche dal prete Don Giovanni Battista Pigozzi, obbligandolo a firmare un foglio in cui avrebbe dovuto dichiarare che gli arrestati erano tutti partigiani. Al prete non mancò però il coraggio e rifiutò di sottomettersi alle minacce di quelle canaglie, tanto che venne completamente denudato, insozzato di sputi e per umiliarlo, spinto anch’esso nell’aia in quello stato.

Uomini di tutte le età, compresi tra i 17 e gli 84 anni, persino un povero paralitico, vennero posti di fronte alle armi automatiche. In gran parte anziani, i quali non avrebbero mai immaginato le vere intenzioni dei nazifascisti, se non quella di essere deportati nella peggiore delle ipotesi.

Dopo aver derubato quanto potevano dal paese, i tedeschi fecero allontanare le donne e mitragliarono gli uomini; quindi le case vennero date completamente alle fiamme. Furono 24 i civili trucidati a Cervarolo e tra loro anche il parroco G.Battista Pigozzi, in quella tragica giornata.

Mai si era vista fino a quel momento nel reggiano, una così atroce rappresaglia. I fascisti non inorridirono, loro che tanto avevano la Patria nel cuore, non si ribellarono ad un simile scempio compiuto nei confronti di innocenti italiani. Anzi, per i comandanti e per i loro sottoposti, il tutto parve addirittura come una semplicissima formalità.


mercoledì 14 aprile 2010

Aspettando il 25 aprile... Qualche promemoria... Prima parte

Vista la memoria corta degli italiani ho deciso di pubblicare qualche promemoria..... Hasta siempre

1944 – 24 giugno Eccidio della Bettola (RE)


In seguito al fallito tentativo di far saltare il ponte in muratura nei pressi della Bettola, da parte della Squadra Sabotatori; un automezzo tedesco proveniente da Casina, sopraggiunse sul posto per impedire ai partigiani di compire la definitiva distruzione. Ne seguì uno scontro a fuoco durante il quale morirono diversi tedeschi ed i partigiani Enrico Cavicchioni, Pasquino Pigoni, Guerrino Orlandini. La reazione dei tedeschi fu immediata. Il combattimento era avvenuto verso le 22,30 del 23 giugno 1944 e già alle 23,15 partirono da Casina, autotrasportati, circa 50 dei 140 uomini del presidio della gendarmeria tedesca. La rappresaglia iniziò verso le ore 1 del giorno 24.

I tedeschi circondarono cautamente alcune case situate nei pressi del ponte, penetrati nella casa di Liborio Prati e Felicita Prandi, due vecchi di 70 e 74 anni, li uccisero insieme alla loro figlia Marianna. La casa venne poi depredata ed incendiata. La bambina undicenne Liliana Del monte si gettò da una finestra per salvarsi, ma fu ripresa e gettata in una stalla che bruciava, riuscendo però miracolosamente a sopravvivere. A questo punto i nazisti passarono alla locanda della Bettola, dove per mezzo di un interprete, si fecero aprire la porta dall’oste Romeo Beneventi. Fecero uscire le donne, i bambini e gli uomini, radunandoli in parte nel garage dell’albergo ed in parte dietro la casa.

I primi furono mitragliati, poi ricoperti da tronchi d’albero, cosparsi di benzina e dati alle fiamme per incenerirne i cadaveri. Coloro che invece erano stati radunati dietro al grosso fabbricato, vennero trucidati a bastonate ed a colpi di pistola, quindi gettati anch’essi nel rogo insieme agli altri.

Tra loro fu arso vivo Piero Varini, un bimbo di appena 18 mesi.

La furia omicida dei tedeschi, non ancora sufficientemente appagata, investì anche due giovanissime donne, prima violentate, poi uccise ed infine arse nel fuoco. Riuscirono a salvarsi l’oste, alcuni carrettieri nascosti in cantina ed un giovane renitente, rifugiatosi nel solaio.

Alla fine furono 32 i morti, in gran parte impiegati sfollati dalla città, braccianti, carrettieri di passaggio, studenti e scolaretti in tenera età, uomini e donne di età compresa tra i 5 ed i 74 anni.

Se a Cervarolo i tedeschi avevano massacrato soltanto gli uomini, alla Bettola non venne risparmiato nessuno, nonostante la popolazione fosse assolutamente estranea allo scontro con i partigiani avvenuto nella notte. La gendarmeria tedesca ebbe come unica intenzione quella di uccidere quante più persone possibili, riuscendo persino a superare in efferatezza persino le torme selvagge dei paracadutisti della divisione “Goering”.


lunedì 28 dicembre 2009

I Fratelli Cervi



Oggi è il giorno del ricordo del sacrificio dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri. A Reggio e a Gattatico si commemora questadata storica per la Resistenza. A Reggio l 'appuntamento è come ogni anno al poligono di tiro dove 66 anni fa avvenne la fucilazione ad opera dei nazifascisti . I Cervi erano una numerosa famiglia di contadini-mezzadri originari della bassa reggiana. Oltre al padre Alcide e alla mamma Genoveffa Cocconi, c'erano i sette figli maschi (Gelindo, Antenore, Aldo, Agostino, Ferdinando, Ovidio, Ettore) e due figlie femmine, Diomira e Caterina. Sul piano ideologico, i Cervi sono profondamente antifascisti e prendono da subito le distanze dal regime. Alla fine degli anni '20 Aldo viene imprigionato nel carcere di Gaeta per tre anni. Sono anni formativi, poiché legge di politica: Gramsci e Marx soprattutto. Rientrato, estende questa esperienza a tutti gli altri fratelli e presto allestisce una biblioteca circolante con i libri che erano proibiti dal regime fascista. Quando le restrizioni alla libertà di azione e di parola si fanno più violente i Cervi iniziano l'azione di opposizione con atti di sabotaggio agli ammassi imposti dal regime, alle linee dell'alta tensione che alimentavano le fabbriche Reggiane dove si producevano le armi belliche. Fanno volantinaggio, distribuiscono clandestinamente l'Unità, vanno di casa in casa a commentarla. La loro diventa una casa di latitanza, dove si fanno riunioni clandestine e si organizza l'opposizione al regime. Organizzano attentati contro presidi fascisti della zona da cui ricavano cibo e armi, utili per ospitare nella loro casa i numerosi renitenti alla leva che rifiutano di prendere le armi dopo l'8 settembre 1943 e la proclamazione della Repubblica di Salò, e per sostenere i numerosi alleati che si erano dispersi. Moltissimi antifascisti passeranno e sosteranno nella loro casa. Casa Cervi viene messa a ferro e fuoco dai fascisti la notte fra il 24 e il 25 novembre 1943. I sette fratelli, il padre, Quarto Camurri, catturati, verranno portati al carcere dei Servi di Reggio Emilia. Tutti gli stranieri, che in quella notte ospitavano in casa, verranno invece trasferiti alle carceri di Parma. I sette fratelli Cervi verranno fucilati senza processo all'alba del 28 dicembre 1943, al Poligono di tiro di Reggio Emilia, insieme a Quarto Camurri. Il più vecchio Gelindo ha 42 anni, il più giovane Ettore 22 anni. L'azione dei fascisti è un'azione di rappresaglia: i Cervi vengono infatti accusati di aver complottato per l'uccisione del segretario fascista di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). Tutti e 7 i fratelli sono stati decorati con Medaglia d'argento al valor militare. Hasta siempre!

lunedì 28 settembre 2009

Il mondo sta a guardare...




Sono passati alcuni giorni dal ritorno di Mel Zelaya in Honduras, giorni pesanti per la Resistenza Popolare che sta pagando anche con vite umane le grandi manifestazioni per il ritorno del presidente. Ovviamente il "governo" ha risposto con l’unica arma che conosce ossia la repressione. La dittatura golpista stringe la morsa sul Paese, ha sospeso per i prossimi 45 giorni le garanzie costituzionali e avvertito il Brasile che l'ambasciata perdera' l'immunita' diplomatica.
Micheletti e il suo "governo" ha di fatto sospeso cinque importanti garanzie costituzionali, tra le quali la liberta' di circolazione, espressione, e riunione, e ordinato lo sgombero di tutte le istituzioni pubbliche occupate dai manifestanti, la chiusura del mezzi di comunicazione che "attentano contro la legge" (c'è anche un altro "governo" che parla così....),e l'arresto delle persone considerate sospette....Coprifuoco quasi continuo insomma, con almeno tre morti confermati ma ovviamente saranno di più , centinaia di arresti , feriti e denunce di sparizioni... Tutto questo nella più totale immobilità internazionale... Mai una gioia... Hasta siempre!

mercoledì 1 luglio 2009

Disobbedienza civile contro il nuovo DDL sulla sicurezza

''Il cosiddetto 'pacchetto sicurezza' e' una legge incostituzionale, che si basa su veri e propri orrori giuridici. Dalle 'ronde', che demoliscono lo Stato di diritto per tutti i cittadini, al reato di immigrazione clandestina che rompe il principio di eguaglianza previsto dall'articolo 3 della Costituzione. Reagiremo con forza contro questo pacchetto sicurezza, a partire dai territori - dice il segretario del Prc, Paolo Ferrero -
organizzando la disobbedienza civile a tali norme, organizzando osservatori e nuclei di difesa legale per cittadini extracomunitari e non, denunciando l'iniquita' di queste norme alla Corte costituzionale e alle corti penali internazionali, visto che tali norme ledono tutte le convenzioni internazionali firmate dall'Italia''. FONTE : ASCA



Il Prc preannuncia l'intenzione di organizzare ''la disobbedienza civile'' contro quelle che considera essere ''norme incostituzionali'' del ddl sicurezza, su cui il governo ha posto oggi la fiducia.

venerdì 1 maggio 2009

Le origini


Per non dimenticare che dietro ad ogni vittoria, di ogni tipo, ci sono delle persone che si sono sacrificate per le generazioni future...Il primo maggio 1886 quasi quattrocentomila lavoratori scioperarono in tutto il paese; ottantamila nella sola Chicago, che stava diventando una delle maggiori e più combattive concentrazioni operaie. Sindacalisti, socialisti, anarchici e aderenti al movimento riformatore dei Knights of Labor parteciparono allo sciopero.
Le lotte di fabbrica in corso davano alla manifestazione di Chicago una tensione particolare, che si protrasse nei giorni successivi. E furono gli avvenimenti di questi giorni ad avere poi un'influenza decisiva sul movimento operaio mondiale: il il 2 maggio, domenica, le dimostrazioni si ripeterono; il lunedì 3, davanti alla fabbrica McCormick in sciopero, la polizia uccise alcuni scioperanti; il martedì 4, durante un comizio di protesta per i morti operai, fu lanciata una bomba tra i ranghi dei poliziotti che stavano caricando i presenti, facendo morti e feriti.
Hasta siempre!

sabato 25 aprile 2009

Eccidio di Cervarolo (Reggio Emilia)

Tratto dal sito dell'AMPI di Reggio Emilia. Io vivo a una manciata di chilometri dal luogo dell'eccido e trovo che oggi sia il giorno più appropriato per ricordare...

In seguito alle gravi perdite subite nel corso della battaglia a Cerrè Sologno del giorno 15 marzo 1944, i nazifascisti iniziarono un vasto rastrellamento, con l’intento di distruggere le formazioni partigiane. Il mattino del successivo giorno 20, infatti, Civago e Cervarolo furono investite dalle soldataglie tedesche e fasciste. Sulla mulattiera per Civago i paracadutisti della Goering uccisero un giovane ragazzo e ferirono gravemente un vecchio, giunti in paese uccisero altre due persone; poi si diedero al saccheggio, bruciando una ventina di case e danneggiandone trenta.
La milizia fascista faceva la guardia fuori dall’abitato affinché i tedeschi potessero compiere indisturbati i loro delitti. Carichi di bottino , i tedeschi tornarono poi sui loro passi, per unirsi agli altri paracadutisti che intanto stavano saccheggiando Cervarolo, sempre con la complicità dei militi fascisti. Ammassarono nel recinto di un’aia del paese, sorvegliandoli con le armi puntate, tutti gli uomini che poterono catturare. Due ne uccisero in mattinata, padre e figlio, nella loro abitazione. Si recarono anche dal prete Don Giovanni Battista Pigozzi, obbligandolo a firmare un foglio in cui avrebbe dovuto dichiarare che gli arrestati erano tutti partigiani. Al prete non mancò però il
coraggio e rifiutò di sottomettersi alle minacce di quelle canaglie, tanto che venne completamente denudato, insozzato di sputi e per umiliarlo, spinto anch’esso nell’aia in quello stato. Uomini di tutte le età, compresi tra i 17 e gli 84 anni, persino un povero paralitico, vennero posti di fronte alle armi automatiche. In gran parte anziani, i quali non avrebbero mai immaginato le vere intenzioni dei nazifascisti, se non quella di essere deportati nella peggiore delle ipotesi. Dopo aver derubato quanto potevano dal paese, i tedeschi fecero allontanare le donne e mitragliarono gli uomini; quindi le case vennero date completamente alle fiamme. Furono 24 i civili trucidati a Cervarolo e tra loro anche il parroco G.Battista Pigozzi, in quella tragica giornata.
Mai si era vista fino a quel momento nel reggiano, una così atroce rappresaglia. I fascisti non inorridirono, loro che tanto avevano la Patria nel cuore, non si ribellarono ad un simile scempio compiuto nei confronti di innocenti italiani. Anzi, per i comandanti e per i loro sottoposti, il tutto parve addirittura come una semplicissima formalità.
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